E’ conforme alla legislazione sulla protezione dei dati personali l’obbligo imposto ai farmacisti iscritti, di indossare un “tesserino identificativo con indicazione del nome, del cognome, nonché del numero di iscrizione all’Albo e dell’Ordine di appartenenza”?
Lo ha chiesto l’Avv. Angela Dell’Osso, Associato di UNIDPO e Responsabile della protezione dei dati personali di un’Azienda Farmacia Municipalizzata, all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, facendosi portavoce delle esigenze di sicurezza rappresentate da alcuni farmacisti, rispetto al dettato dell’art. 7 del Codice Deontologico professionale.

A seguito delle esigenze di sicurezza rappresentate da alcune giovani farmaciste dipendenti di un’Azienda Farmacia Municipalizzata di cui sono Responsabile della Protezione dei dati personali, ho rivolto all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, una richiesta di parere in merito alla conformità dell’art. 7 del Codice Deontologico dei Farmacisti, alla legislazione sulla protezione dei dati personali.


Il citato articolo 7 "Distintivo professionale e camice bianco" testualmente recita:

"1. Nell’esercizio dell’attività professionale al pubblico il farmacista ha l’obbligo di indossare il camice bianco unitamente al distintivo professionale e ad un tesserino identificativo con indicazione del nome, del cognome, nonché del numero di iscrizione all’Albo e dell’Ordine di appartenenza. Il distintivo può essere integrato anche nel tesserino identificativo.
2. Il camice bianco unitamente ad un tesserino identificativo recante la relativa qualificazione è, altresì, indossato dai tirocinanti.
3. Il distintivo professionale è quello adottato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Farmacisti e distribuito dall’Ordine territorialmente competente e può essere utilizzato solo dai farmacisti iscritti all’Albo … (omissis)”.
Il "Commentario al Codice Deontologico del Farmacista" approvato dal Consiglio Nazionale in data 11.10.2018, in relazione al citato art. 7 specifica che: “I quattro commi del presente articolo hanno l’intento di garantire l’identificabilità del farmacista, attraverso strumenti che lo rendano, in virtù del suo ruolo e delle sue prerogative, non confondibile e distinguendolo dagli altri soggetti che operano all’interno della farmacia (cfr. circolare federale n. 7909 del 24.2.2012).
A tal fine, si prevede per il farmacista il dovere di indossare contemporaneamente il camice bianco con il distintivo professionale e un cartellino di riconoscimento che rechi elementi identificativi nelle modalità discrezionalmente stabilite da ciascun Ordine, nonché del numero di iscrizione all’Albo e dell’Ordine di appartenenza … (omissis)".

A parere della scrivente, l’art. 7 del Codice Deontologico dei farmacisti e, di conseguenza, la Circolare emanata dall'Ordine dei farmacisti territorialmente competente nel caso concreto, che ha imposto l’obbligo a tutti i farmacisti iscritti, di indossare un "tesserino identificativo con indicazione del nome, del cognome, nonché del numero di iscrizione all’Albo e dell’Ordine di appartenenza", contrasta con l’art. 5 del Regolamento UE 2016/679 e, in particolare, con il principio di liceità e di minimizzazione dei dati, id est, con il principio che i dati personali devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità del trattamento.

Risulta per tabulas dalla circolare federale n. 7909 del 24.2.2012, richiamata dal Commentario al Codice Deontologico del Farmacista che, la ratio sottesa all’obbligo di indossare il camice bianco e il distintivo professionale per il farmacista che presta la propria attività al pubblico, risiede nella "necessità di garantire al cittadino la possibilità di individuare agevolmente e senza possibilità di equivoci il farmacista, unico professionista abilitato a fornire consigli sui medicinali".

Tale Circolare, non contiene alcun riferimento all'obbligo del farmacista di indossare anche un tesserino identificativo, per di più indicante nome e cognome.
Orbene, se l’esigenza di identificazione risponde ad evidenti finalità di miglioramento del rapporto tra operatore ed utente del servizio, attraverso una più agevole possibilità di comprendere la qualificazione dei diversi soggetti con cui entrano in rapporto nonché ad esigenze di personalizzazione ed umanizzazione del servizio reso dal farmacista, è anche vero che, per distinguere il farmacista dal personale non farmacista operante all'interno della farmacia, è sufficiente imporre l’obbligo di indossare il camice bianco e di apporre sul medesimo, il distintivo professionale, id est la spilla raffigurante il simbolo dell’appartenenza all'Ordine dei Farmacisti ("Caduceo").
L’ulteriore obbligo imposto ai farmacisti di indicare la denominazione personale sul tesserino identificativo - omettendo qualsiasi bilanciamento di interessi contrapposti - appare ultroneo perché, in determinare circostanze, li espone ad un serio pericolo per la propria incolumità fisica.
Infatti, l’esposizione al pubblico della denominazione personale sul tesserino identificativo, "diffonde" dati personali esponendo gli interessati a possibili improprie pressioni da parte di chi ne venga così a conoscenza, come pure a successivi contatti per ragioni estranee all'attività lavorativa.

Ciò, specie laddove l’attività lavorativa viene prestata in farmacie ubicate in zone ad alto tasso di criminalità oppure in orario notturno; ovvero da giovani Farmaciste, sovente soggette a spiacevoli episodi di molestie e di pressioni al termine dell’orario di lavoro, ovvero ancora, oggetto di pedinamento presso le proprie abitazioni, di indebite richieste di amicizia sui social network e ricezione di spiacevoli messaggi su messenger et similia.
Pertanto, ho chiesto all'Autorità Garante di esprimersi in ordine alla compatibilità dell’obbligo imposto dall'art. 7 del Codice Deontologico dei Farmacisti con il principio di liceità del trattamento e di minimizzazione dei dati; e, in ipotesi di accoglimento della sollevata questione, di concedere al farmacista, la facoltà di decidere - in base alle esigenze concretamente riscontrate e all'esito di un corretto bilanciamento degli interessi coinvolti - di indossare il cartellino identificativo contenente il proprio nome e cognome.
Il Garante, con Nota del 10.04.2019, protocollo n. 12385/19, in risposta al mio quesito, richiamate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali di lavoratori per finalità di gestione del rapporto di lavoro in ambito pubblico (Deliberazione n. 23 del 14 giugno 2007) Doc. web n. 1417809, punto 6), ha cosi disposto:

"Visti i richiamati precedenti espressi dall'Autorità sul punto, alla luce del pubblico interesse connesso all'esercizio dell’attività svolta da coloro che operano in qualità di farmacista (dispensazione di farmaci, preparazione di medicinali, valutazione della appropriatezza terapeutica, attività di consulenza) si ritiene che, in termini generali, sussistano specifiche esigenze di personalizzazione ed umanizzazione del servizio reso dal farmacista, nonché di identificazione di coloro che operano in qualità di farmacista rispetto ad altre figure professionali che operano all'interno delle farmacie. Tuttavia nella valutazione delle informazioni ritenute necessarie per assolvere a tali esigenze, il titolare del trattamento dovrà altresì tenere in considerazione, in un’ottica di bilanciamento degli interessi, la necessità di salvaguardare l’incolumità e la sicurezza dei farmacisti stessi, qualora si riscontrino concrete situazioni di rischio o di pericolo, tenuto conto del contesto in cui l’esposizione di dati identificativi sarebbe effettuata (fattori ambientali, particolari orari di servizio, etc.). Ciò alla luce dei principi generali applicabili al trattamento dei dati personali,con particolare riferimento alla liceità ed alla adeguatezza e pertinenza rispetto a quanto necessario per il perseguimento delle finalità di trattamento (“minimizzazione dei dati”), in base a quanto ora stabilito dall'art. 5, par. 1, lett. a) e c) del Regolamento. Si invita pertanto a tener conto di tali principi nel caso concreto oggetto di quesito”.

Un parere del Garante importante che potrà applicarsi anche in altri contesti, pubblici e privati.