In occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne ospitiamo un contributo della nostra associata e componente del Consiglio Direttivo, Avvocato Antonietta Confalonieri, nel quale si sottolinea l'importanza della protezione del dato personale in quanto diritto fondamentale della persona - "vittima vulnerabile".

Qui il contributo integrale.

 

Fermare la violenza non è solo una questione di leggi

L’Italia, come ogni altro Stato che ha ratificato la Convenzione contro la violenza di genere, riconosce “il diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza sia nella vita pubblica che privata” e si è impegnata ad “adottare le misure legislative e di altro tipo necessarie per promuovere e tutelare” questo diritto (art. 1 COE N. 210, Istanbul 2011).

E’ chiaro che non è solo una questione di leggi, ma ciò che conta è la volontà di scegliere ed utilizzare ogni tipo di “misura utile”.

Il sistema normativo è “ottimo e abbondante” dato che le norme interne vengono integrate e coordinate con quelle europee. E’ necessario, invece, puntare sulla prevenzione e sul cambiamento culturale e sostenere la crescita personale e la preparazione professionale di tutti noi che viviamo in una società dove “portare rispetto” verso l’altro è ormai un atteggiamento raro.

L’importante ruolo della stampa

La Convenzione di Istanbul sul contrasto alla violenza di genere affida alla stampa un ruolo fondamentale formulando da un lato, l’appello ad attuare politiche di educazione ed istruzione e dall’altro, un vero e proprio ordine di promuovere campagne e programmi di sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza … delle varie forme di manifestazioni di tutte le forme di violenza … e delle loro conseguenze sui bambini (art. 13 COE).

Nell’ attività di contrasto alla violenza di genere possiamo incominciare proprio dalla responsabilità della stampa, non tanto per quello che fa, ma per quello che potrebbe, anzi dovrebbe fare.

La (nuova) protezione del dato personale

La cronaca di questi giorni mantiene in prima pagina gli episodi di violenze varie sino alla uccisione di donne (e talvolta di figli) da parte di persone conosciute o facenti parte della famiglia.

E’ pur vero che nella esposizione della notizia di cronaca accade che sulla “riservatezza” della vittima prevalga la volontà di pubblicare tutta una serie di dettagli ed informazioni per soddisfare la curiosità dei lettori o del pubblico in senso lato.

Come insegna anche la Corte di Strasburgo lo “scopo di aumentare le vendite del giornale” non può essere considerato “un contributo ad un dibattito di interesse generale della società” (CourEdH Brink c. Lituania 25.11.2008).

A ciò si aggiunga che la pubblicazione – attraverso i mezzi di comunicazione di massa – di informazioni personali sulla persona offesa dai delitti sessuali (quali le generalità o le immagini) esige il suo consenso, altrimenti concretizza una attività illecita sanzionata dall’art. 734 bis del codice penale.

Non finisce qui!

Come è noto il valore del dato personale ha ricevuto dal maggio 2018 una efficace tutela derivante dal Regolamento UE n. 2016/679 che rappresenta nuovo strumento di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Sotto il profilo che qui interessa, l’azione di armonizzazione con il Codice privacy ha portato alla nuova redazione del Titolo XII Giornalismo, libertà di informazione e di espressione (art. 136 e 137 D.lgs. 196/2003)

Ne consegue che la redazione della notizia di cronaca deve tener conto del Codice privacy e deve essere resa nota nel pieno rispetto delle “Regole Deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’ esercizio dell’attività giornalistica” precisate nella Delibera del Garante Privacy del 29.11.2018 (G.U. 4.01.2019).


In sostanza la PROTEZIONE della vittima vulnerabile comporta anche la PROTEZIONE DEL DATO PERSONALE , con conseguente trattamento esclusivamente in modo lecito delle informazioni che la riguardano.

L’osservanza da parte della stampa del preciso puzzle normativo consente di evitare una “vittimizzazione secondaria” che anche a causa della indicizzazione potrebbe provocare dei danni gravi e permanenti.

Si pensi anche alla reiterazione del dramma dei figli delle vittime, che una volta cresciuti si potrebbero trovare davanti a resoconti di cronaca, eccessivi nelle informazioni e nella descrizione di dettagli.

In sintesi, non è una questione di leggi, ma di rispetto della persona.

Il Presidente di UNIDPO, a nome di tutto il Consiglio Direttivo, è lieto di comunicare a tutti i soci, vecchi e nuovi, che il nome e il logo di UNIDPO sono stati inseriti nell'elenco ufficiale dei componenti dell'Advisory Board di Privacy Italia, visibile sul sito all'indirizzo https://www.privacyitalia.eu/advisory-board/ .


Siamo tutti orgogliosi per questo importante risultato, che indubbiamente aumenta il prestigio e la visibilità della nostra giovane ma promettente associazione.

E’ previsto per sabato 12 ottobre in Roma, a Villa Medici, l'evento-tributo dedicato alla figura di Giovanni Buttarelli.

L’incontro, dal titolo Quale indipendenza dai poteri forti per le Autorità di regolazione in Italia e in Europa, porta l’importante sotto titolo L’esempio e il lascito di Giovanni Buttarelli.

UNIDPO sarà presente all’incontro promosso da Infocivica in collaborazione con Movimento Europeo Italia e Privacy Italia nell’ambito della giornata italiana di Eurovisioni.

Il messaggio del compianto Garante Europeo, lanciato durante la Conferenza Mondiale dei Garanti per la Privacy e la Protezione dei Dati Personali del 2018 col suo discorso "Choose Humanity: Putting Dignity back into Digital", resta un faro luminoso che guida tutti coloro che si impegnano per la salvaguardia dei diritti fondamentali tutelati dal GDPR.

E’ il momento di rendere omaggio e raccogliere l’eredità e proseguire nella stessa direzione così chiaramente indicata.

fonte: dal profilo Twitter di Giovanni Buttarelli